Non sapendo dove postare questo articolo ho deciso di aprire un nuovo argomento da poter utilizzare per curiosità sul mondo arbitrale.
Stamattina mi sono imbattuto in questo articolo della versione online de Il Monferrato che scrive in merito all'esordio di un arbitro in una gara ufficiale. La curiosità sta nel fatto che Claudy's Larose, haitiano 39enne è un sacerdote. Credo che apprezzerà molto i rinvii della difesa alla 'Viva il parroco'
https://www.ilmonferrato.it/articolo/Gv ... DGix5sMg0U
Curiosità dal mondo arbitrale
- kira
- Messaggi: 31684
- Iscritto il: 21 settembre 2009, 18:19
Re: Curiosità dal mondo arbitrale
Valerio ha scritto: Credo che apprezzerà molto i rinvii della difesa alla 'Viva il parroco'
-
dodemac
- Messaggi: 2731
- Iscritto il: 24 settembre 2007, 0:14
Re: Curiosità dal mondo arbitrale
Non e la prima volta che un "don" fa l'arbitro. Anche se non sono informato se attualmente sia l'unico, o l'unico in piemonte.
Ed e stata una buona apertura quella dell'AIA ad accorgliere anche over 35, che possono tranquillamente dirigere tante partite fino a 50 anni senza essere per forza di cose vincolati da pensieri di carriera o fasce d'eta
Ed e stata una buona apertura quella dell'AIA ad accorgliere anche over 35, che possono tranquillamente dirigere tante partite fino a 50 anni senza essere per forza di cose vincolati da pensieri di carriera o fasce d'eta
Ventidue gambe hanno loro; ventidue gambe abbiamo noi; il pallone è rotondo; la porta quadrata; l’arbitro è cornuto
- ars72
- Messaggi: 78045
- Iscritto il: 21 luglio 2008, 15:02
- Località: Roma est
Curiosità dal mondo arbitrale
Gli arbitri 'diventano' pubblici ufficiali
Il presidente dell’Aia, Antonio Zappi, ha parlato di «legge storica». La violenza sugli arbitri entra nel codice penale, equiparata alle lesioni a pubblico ufficiale. Un intervento che l’AIA (Associazione Italiana Arbitri) chiedeva da tempo, inserito nel decreto sport presentato dal ministro Abodi e approvato ieri in Consiglio dei ministri.
Di fatto, viene istituito il reato di lesioni ai direttori di gara: il decreto legge modifica anche il titolo dell’articolo 583-quater del codice penale che diventa “Lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, nonché agli arbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive, a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie a essa funzionali”.
Picchiare un arbitro equivale a ferire un poliziotto e porta a pene che vanno da due a cinque anni di reclusione (che possono arrivare fino a dieci o sedici per lesioni gravi o gravissime), il reato è perseguibile d’ufficio, l’arresto è facoltativo. La riforma ha un valore fortemente simbolico e politico più che pratico: rafforza la tutela degli arbitri e richiama l’attenzione su una piaga in aumento.
«Sto provando una grande gioia ed emozione per l’approvazione di questa legge storica. La tutela degli arbitri entra finalmente nel codice penale ed è il frutto di mesi di lavoro e di incontri con i quali abbiamo portato all’attenzione politica e mediatica questa emergenza sociale», il commento del presidente dell’AIA Antonio Zappi.
«Ringrazio ovviamente il ministro Abodi, il Governo ma anche tutti coloro che, da tutti gli schieramenti, hanno sostenuto questa grande battaglia di civiltà. Insieme alle misure repressive la violenza dovrà tuttavia essere ancora combattuta anche con misure culturali e progetti formativi che, unitamente a tutte le componenti federali che hanno a cuore la tutela dei nostri ragazzi e anche con il nuovo Osservatorio antiviolenza della FIGC, l’AIA sicuramente metterà in campo», ha concluso.
(adnkronos.com)
L'intento di maggiori tutele giuridiche per gli arbitri può essere condivisibile, bisognerebbe spiegare magari quale sarebbe la funzione pubblica per conto della collettività esercitata da un arbitro su un campo di calcio.
Da capire pure se se in caso di illeciti sportivi e altri violazioni di legge agli arbitri saranno applicate pene come per i pubblici ufficiali.
Il provvedimento comunque ha già scatenato diverse polemiche, in particolare da parte dell'Ordine dei medici.
Il presidente dell’Aia, Antonio Zappi, ha parlato di «legge storica». La violenza sugli arbitri entra nel codice penale, equiparata alle lesioni a pubblico ufficiale. Un intervento che l’AIA (Associazione Italiana Arbitri) chiedeva da tempo, inserito nel decreto sport presentato dal ministro Abodi e approvato ieri in Consiglio dei ministri.
Di fatto, viene istituito il reato di lesioni ai direttori di gara: il decreto legge modifica anche il titolo dell’articolo 583-quater del codice penale che diventa “Lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, nonché agli arbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive, a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie a essa funzionali”.
Picchiare un arbitro equivale a ferire un poliziotto e porta a pene che vanno da due a cinque anni di reclusione (che possono arrivare fino a dieci o sedici per lesioni gravi o gravissime), il reato è perseguibile d’ufficio, l’arresto è facoltativo. La riforma ha un valore fortemente simbolico e politico più che pratico: rafforza la tutela degli arbitri e richiama l’attenzione su una piaga in aumento.
«Sto provando una grande gioia ed emozione per l’approvazione di questa legge storica. La tutela degli arbitri entra finalmente nel codice penale ed è il frutto di mesi di lavoro e di incontri con i quali abbiamo portato all’attenzione politica e mediatica questa emergenza sociale», il commento del presidente dell’AIA Antonio Zappi.
«Ringrazio ovviamente il ministro Abodi, il Governo ma anche tutti coloro che, da tutti gli schieramenti, hanno sostenuto questa grande battaglia di civiltà. Insieme alle misure repressive la violenza dovrà tuttavia essere ancora combattuta anche con misure culturali e progetti formativi che, unitamente a tutte le componenti federali che hanno a cuore la tutela dei nostri ragazzi e anche con il nuovo Osservatorio antiviolenza della FIGC, l’AIA sicuramente metterà in campo», ha concluso.
(adnkronos.com)
L'intento di maggiori tutele giuridiche per gli arbitri può essere condivisibile, bisognerebbe spiegare magari quale sarebbe la funzione pubblica per conto della collettività esercitata da un arbitro su un campo di calcio.
Da capire pure se se in caso di illeciti sportivi e altri violazioni di legge agli arbitri saranno applicate pene come per i pubblici ufficiali.
Il provvedimento comunque ha già scatenato diverse polemiche, in particolare da parte dell'Ordine dei medici.
-
dodemac
- Messaggi: 2731
- Iscritto il: 24 settembre 2007, 0:14
Re: Curiosità dal mondo arbitrale
E chiaro che la funzione pubblica/per conto della collettivita che svolge un arbitro è nulla, a meno che non consideriamo quella circoscritta al sistema calcio. Se l'arbitro non c'e non si gioca. Ci sono pero dei dati di fatto da considerare, ovvero le situazioni in cui 16enni e 17enni si trovano soli contro 40 persone finche parte lo schiaffo o il pugno. Per futili motivi, e soprattutto per qualcosa che fai in buonafede. Qualcosa andava fatto.ars72 ha scritto: ↑22 giugno 2025, 17:46 L'intento di maggiori tutele giuridiche per gli arbitri può essere condivisibile, bisognerebbe spiegare magari quale sarebbe la funzione pubblica per conto della collettività esercitata da un arbitro su un campo di calcio.
Da capire pure se se in caso di illeciti sportivi e altri violazioni di legge agli arbitri saranno applicate pene come per i pubblici ufficiali.
Il provvedimento comunque ha già scatenato diverse polemiche, in particolare da parte dell'Ordine dei medici.
E una notizia che a mio parere va presa col presupposto che sia stato fatto per migliorare la situazione, sicuramente altre categorie in difficolta "sociale" come, appunto, i medici hanno tutto il diritto di alzare la mano ma non per polemizzare.
Entrando nel tecnico la norma contenuta nel decreto legge approvato dal governo non prevede affatto che agli arbitri venga attribuita la qualifica di pubblico ufficiale.
In pratica, è stato modificato un articolo del codice penale già esistente che configura una fattispecie autonoma di reato che adesso è stato esteso anche a tutela dei soggetti preposti alla regolarità tecnica delle manifestazioni sportive.
Ventidue gambe hanno loro; ventidue gambe abbiamo noi; il pallone è rotondo; la porta quadrata; l’arbitro è cornuto
- ars72
- Messaggi: 78045
- Iscritto il: 21 luglio 2008, 15:02
- Località: Roma est
Curiosità dal mondo arbitrale
eh però di fatto dal punto di vista della tutela penale si mettono sullo stesso piano di poliziotti e medici del pronto soccorso.
E'una sorta di equiparazione: si può comprendere il fine ma l'inserimento della categoria arbitro di manifestazione sportiva in una norma penale lascia qualche perplessità proprio perchè non è un pubblico ufficiale.
Un domani potremmo aggiungere le cassiere dei supermercati, i benzinai e via dicendo, come soggetti piu' a rischio per i reati contro le persone.
Forse sarebbe stato meglio prevedere una fattispecie aggravante per il reato di lesioni.
Si spera poi da un punto di vista pratico che questa sorta di investitura non crei una ulteriore frizione nei rapporti tra arbitri e giudici da una parte e calciatori e società dall'altra, soprattutto tra i dilettanti.
E'una sorta di equiparazione: si può comprendere il fine ma l'inserimento della categoria arbitro di manifestazione sportiva in una norma penale lascia qualche perplessità proprio perchè non è un pubblico ufficiale.
Un domani potremmo aggiungere le cassiere dei supermercati, i benzinai e via dicendo, come soggetti piu' a rischio per i reati contro le persone.
Forse sarebbe stato meglio prevedere una fattispecie aggravante per il reato di lesioni.
Si spera poi da un punto di vista pratico che questa sorta di investitura non crei una ulteriore frizione nei rapporti tra arbitri e giudici da una parte e calciatori e società dall'altra, soprattutto tra i dilettanti.